Gli affreschi di Santa Maria Foris Portas

Difficilmente a Santa Maria Foris Portas si capita per caso.

La piccola chiesa, isolata e circondata dalla vegetazione presente nel parco archeologico di Castelseprio (Varese), attira comunque ogni giorno un discreto numero di visitatori interessati a vedere il particolare ciclo di affreschi presenti nell’abside orientale. Sono stato uno di questi fortunati visitatori.

Dico fortunato perché la mattina in cui ho deciso di prendere la macchina e percorrere quell’ora di strada che divide Vigevano da Castelseprio ero convinto di trovare un luogo sereno e piacevole, immerso nel verde, ma il senso di pace avuto quando ho parcheggiato all’inizio del parco e mi sono incamminato verso la chiesa è andato oltre le mie aspettative.

Il clima sicuramente ha aiutato, era una fresca e soleggiata giornata primaverile, ma vedere famiglie e coppie che passeggiavano nel parco, alcune accompagnate da scodinzolanti cagnolini, era già bastato a rendermi di buon umore.

Vedendo poi la chiesa e i suoi affreschi oltre al buon umore è subentrata anche un’inaspettata sensazione di stupore.

Gli affreschi dimostrano già la loro particolarità dalla difficoltà avuta a datarli. Oggi si pensa che possano risalire ad un periodo abbastanza ampio definito tra il VI e il IX/X secolo. Furono scoperti nel 1944 dallo storico e archeologo Gian Piero Bognetti sotto ad altri di epoca successiva (XV/XVI secolo) e da subito apparvero come qualcosa di unico nel panorama italiano della pittura altomedievale, tanto da essere inseriti nei beni Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco nel 2011.

Così come la chiesa stessa, che per l’impostazione della pianta e della struttura mostra influenze tardo antiche, romane e orientali, anche le immagini degli affreschi hanno reminiscenze romane e tardo antiche. Bisogna inoltre ricordare che il dibattito riguardo alla datazione e allo stile dell’esecuzione è ancora vivo e c’è anche chi sostiene che sia molto forte l’influenza bizantina (il dubbio effettivamente potrebbe venire, guardando ad esempio il Cristo Pantocratore al centro dell’abside).

Gli affreschi sono rappresentati su due ordini e mostrano scene dell’infanzia di Gesù narrate principalmente nei Vangeli apocrifi con una tecnica davvero elevata.

Negli sguardi del gruppo di visitatori entrati mentre mi trovavo nella chiesa ho potuto notare il piacevole stupore (lo stesso che sicuramente si leggeva nei miei occhi) e la costante attenzione tenuta per non perdere neanche una parola della spiegazione data dalla guida che li accompagnava.

Penso che questo vi aiuti a capire quanto possa valere la pena vedere con i propri occhi questi affreschi, non tanto per i soggetti rappresentati, ma per la particolarità e qualità dell’esecuzione, tendendo ben presente il contesto in cui si trovano.

L’Italia è fortunatamente ricca di piccole gemme come questa, che meritano di essere apprezzate e valorizzate con decisione, passione e costanza.


It’s hardly that you going to Santa Maria Foris Portas for case.

The small church, isolated and surrounded by vegetation in the archaeological park of Castelseprio (Varese), attracts every day a fair number of visitors interested in seeing the particular cycle of frescoes in the eastern apse. I was one of these lucky visitors.

I say lucky because the morning when I decided to take the car and travel that hour that divides Vigevano from Castelseprio I was convinced of finding a peaceful and pleasant place, surrounded by greenery, but the sense of peace that I had when I parked at the beginning of the park and I walked towards the church went beyond my expectations.

The weather certainly helped, it was a fresh and sunny spring day, but seeing families and couples walking in the park, some accompanied by wagging dogs, had already been enough to make me feel good.

Seeing then the church and its frescoes, in addition to good mood, an unexpected sensation of astonishment also took over.

The frescoes already show their particularity from the difficulty to date them. Today it is thought that they can date back to a fairly broad period defined between the VI and the IX/X centuries. They were discovered in 1944 by the historian and archaeologist Gian Piero Bognetti under others of the following period (XV/XVI century) and immediately appeared as something unique in the Italian landscape of early medieval painting, so as to be included in the World Heritage Unesco in 2011.

As well as the church itself, which shows late ancient, Roman and oriental influences for the layout of the plant and the structure, the images of the frescoes also have Roman and late ancient reminiscences. We must also remember that the debate regarding the dating and style of execution is still alive and there are also those who say that the Byzantine influence is very strong (the doubt could actually come, looking for example the Christ Pantocrator at the center of the apse).

The frescoes are depicted on two orders and show scenes from the childhood of Jesus narrated mainly in the apocryphal Gospels with a very high quality of technique.

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In the eyes of the group of visitors entered while I was in the church I noticed the pleasant surprise (the same that certainly could be read in my eyes) and the constant attention not to lose a word of the explanation that gave the guide that accompanied them.

I think this helps you to understand how much it is worthwhile to see with your own eyes these frescoes, not so much for the subjects represented, but for the particularity and quality of the execution, bearing in mind the context in which they are found.

Italy is fortunately rich in small gems like this, which deserve to be appreciated and valued with determination, passion and constancy.

Archeologo con la passione per la fotografia, toscano d’adozione, attualmente lavoro a Milano per una fondazione culturale e frequento un Master di II livello in Museologia, Museografia e gestione dei Beni Culturali. Mi divido tra Vigevano e Marina di Pisa, ma ogni volta possibile prendo il primo mezzo di trasporto a disposizione, la mia macchina fotografica e cerco una nuova meta da scoprire.

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