San Galgano: l’Abbazia, l’Eremo e la spada.

Che la Toscana abbondi di luoghi dove poter pienamente respirare un’atmosfera medievale è risaputo, eppure l’emozione e il fascino che suscitano alcuni luoghi resta comunque inaspettato, indescrivibile e, nel caso dell’Abbazia di San Galgano, magico.

La strada che si percorre da Pisa per raggiungere l’abbazia, nel comune di Chiusdino non lontano da Siena, aiuta poi a rilassarsi e a tornare con la mente a secoli ormai lontani.

Uscendo, infatti, dalla FI-PI-LI, la Strada di Grande Comunicazione che collega Pisa e Livorno a Firenze, e seguendo in direzione di Siena si attraversano gli splendidi paesaggi della campagna della Val d’Elsa. Immersi tra verdi colline si scorgono i profili di splendidi borghi come San Miniato e Certaldo e i vigneti che decorano la campagna intorno a San Gimignano e Monteriggioni.

Il profilo dell’abbazia si riconosce già da lontano, e non fa altro che aumentare la curiosità e la voglia di vederla da più vicino. Parcheggiando lungo la strada (il numero di auto di turisti è sempre molto elevato) e percorso il viale alberato, si arriva di fronte alla facciata (decisamente in rovina) e dopo aver attraversato il chiostro e fatto il biglietto si entra all’interno di ciò che resta di questa monumentale chiesa.

La mancanza del tetto dona fascino e un’atmosfera quasi fantasy al luogo, come se da un momento all’altro alzando gli occhi verso il cielo potesse passare un drago, o qualche altro mostro fantastico.

La storia di Galgano narra di un cavaliere dall’esistenza agiata, un toscano amante della bella vita e dei suoi piaceri che alla morte del padre ebbe però un forte cambiamento interiore. La sofferenza per la perdita l’avvicinò a Dio, e, mentre si stava recando a conoscere la promessa sposa voluta dalla madre il giorno di natale del 1180, non potendo continuare il tragitto perché il suo cavallo si rifiutava di proseguire lungo il percorso (come se lo stesse avvertendo), chiese a Dio di mostragli il luogo dove avrebbe riposato per sempre. Il colle di Montesiepi divenne il luogo del suo ritiro e lì, in segno di rinuncia alla guerra e alle futilità terrene, conficcò la sua spada nel terreno. Se si vuol credere a tutta la storia, oggi la spada la si può vedere ancora al centro dell’Eremo di Montesiepi, sulla collina accanto all’abbazia.

Sempre per restare in tema di leggende ovviamente si può notare che la spada e il nome stesso del santo, che ricorda quello del cavaliere Galvano, portano alla mente il celebre ciclo arturiano dei cavalieri della tavola rotonda.

L’esempio di Galgano ebbe un seguito e si creò una piccola comunità di devoti che continuò a proliferare anche dopo la sua morte, avvenuta appena un anno dopo. La cappella nel luogo dell’eremo, terminata nel 1185, divenne meta di pellegrinaggio e già una trentina di anni dopo s’iniziò l’edificazione del monastero e dell’abbazia ai piedi del colle per la comunità di monaci cistercensi che si erano insediati nei luoghi dove si ritirò il santo.

L’abbazia, che riprende con precisione i canoni di costruzione cistercensi, è a croce latina e priva oggi di tetto e pavimentazione. La copertura in piombo fuso del tetto fu venduta da un abate nel XVI secolo. Il fatto però accrebbe l’aura di mito che mantiene ancora oggi questo incantato luogo nel cuore della Toscana.

Quando sono andato ho passato un paio d’ore splendide a visitare l’abbazia e l’eremo, passeggiando per la campagna che li circonda, rilassandomi e scattando decine di foto perché davvero era impossibile smettere di trovare angoli magnifici che meritavano di essere immortalati.

È un luogo unico che merita di essere visitato, permettendo per qualche ora di liberare la mente dai propri pensieri e concentrarli su ciò che di splendido possiamo trovare nella nostra Italia.


That Tuscany abounds in places where you can fully breathe a medieval atmosphere is known, yet the excitement and charm that arouse certain places is still unexpected, indescribable and, in the case of the Abbey of San Galgano, magical.

The road that runs from Pisa to reach the abbey, in the town of Chiusdino not far from Siena, then helps to relax and return with the mind to centuries long gone.

Going out, in fact, from the FI-PI-LI, the Great Communication Road that connects Pisa and Livorno to Florence, and following in the direction of Siena you cross the beautiful landscapes of the Val d’Elsa countryside. Surrounded by green hills you can see the profiles of beautiful villages such as San Miniato and Certaldo and the vineyards that decorate the countryside around San Gimignano and Monteriggioni.

The profile of the abbey is already recognized from afar, and does nothing but increase the curiosity and the desire to see it from closer. Parking along the road (the number of tourists cars is always very high) and walking along the tree-lined avenue, you arrive in front of the façade (decidedly in ruins) and after passing through the cloister and making the ticket you enter in this monumental church.

The lack of the roof gives charm and an almost fantasy atmosphere to the place, as if raising your eyes to the sky could appear a dragon to fly over your head.

The story of Galgano tells of a knight with a well-to-do life, a Tuscan, lover of the good life and his pleasures that, however, had a strong inner change at his father’s death.

The suffering for the loss brought him closer to God, and, while he was going to know the promised bride desired by her mother on Christmas day of 1180, not being able to continue the journey because her horse refused to continue along the way (as if he was warning him), so he asked God to show him the place where he would rest forever. The hill of Montesiepi became the place of his retreat and there, as a sign of renunciation of war and ephemeral futility, he thrust his sword into the ground. If you want to believe in the whole story, today you can still see the sword at the center of the Hermitage of Montesiepi, on the hill next to the abbey.

Always to be on the subject of legends, of course, it can be noted that the sword and the name of the saint, which recalls that of the Galvano knight, bring to mind the famous Arthurian cycle of the knights of the round table.

The example of Galgano had a following and a small community of devotees was created which continued to proliferate even after his death, which took place just a year later. The chapel in the place of the hermitage, finished in 1185, became a pilgrimage destination and already about thirty years later the building of the monastery and of the abbey at the foot of the hill began for the community of Cistercian monks who had settled in places where the saint withdrew.

The abbey, which accurately reproduces the Cistercian building canons, is a Latin cross and today lacks roof and flooring. The molten lead roof was sold by an abbot in the 16th century. This fact, however, increased the aura of myth that still today keeps this enchanted place in the heart of Tuscany.

When I went I spent a couple of wonderful hours visiting the abbey and the hermitage, walking through the countryside that surrounds them, relaxing and taking dozens of photos because it was really impossible to stop finding magnificent corners that deserved to be immortalized.

It is a unique place that deserves to be visited, allowing for a few hours to free the mind of their own thoughts and focus on what of beautiful we can find in our Italy.

Archeologo con la passione per la fotografia, toscano d’adozione, attualmente lavoro a Milano per una fondazione culturale e frequento un Master di II livello in Museologia, Museografia e gestione dei Beni Culturali. Mi divido tra Vigevano e Marina di Pisa, ma ogni volta possibile prendo il primo mezzo di trasporto a disposizione, la mia macchina fotografica e cerco una nuova meta da scoprire.

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