Sangue e Arena nell’antica Capua

Sono archeologo, specializzato in anfiteatri. Era quindi impossibile per me, nei giorni in cui mi trovai in vacanza a Pompei, non andare a visitare i resti di quello che fu, dopo il Colosseo, il secondo anfiteatro per grandezza in Italia situato nell’antica Capua, oggi Santa Maria Capua Vetere.

Sì, perché su questo punto bisogna dare delle delucidazioni: l’attuale città campana di Capua non è quella di epoca romana, dalla quale invece dista pochi chilometri e che si chiama oggi Santa Maria Capua Vetere (formatasi dall’unione dei resti della Capua antica con il borgo di Santa Maria Maggiore).

Altro punto importante da specificare subito: sarebbe bello narrarvi che questo è l’anfiteatro da cui prese piede una delle più famose ribellioni contro Roma, quella del leggendario Spartaco, però non è così.

I resti dell’anfiteatro che noi possiamo ammirare risalgono infatti alla struttura realizzata tra la fine del I e il II secolo d.C. sulle macerie di quello antico, meno capiente, dove davvero aveva combattuto l’indomito gladiatore della Tracia.

Tutto ciò non riesce comunque ad intaccare il fascino di questa antica arena.

Quando lo visitai era un tardo pomeriggio di agosto e avevo appena finito di gironzolare tra gli scavi Pompei, ma la mia sete di archeologia non si era ancora esaurita e mi venne naturale prendere la macchina e andare ad ammirare con i miei occhi ciò che così spesso avevo studiato nei miei anni universitari.

Appena arrivato constatai purtroppo quello che temevo: che, così come molti altri siti archeologici di rara bellezza e importanza storica che si trovano nel nostro Paese, anche questo risulta praticamente dimenticato.

In realtà è almeno presente un’area informazioni dove fare il biglietto, con bookshop e bar, ma superata questa struttura ci si incammina verso i resti dell’anfiteatro in totale autonomia: nessuna guardiania, ne pannelli esplicativi o guide. E anche la manutenzione sembra essere al minimo.

Questo però non riuscì a scalfire neanche per un secondo la sua bellezza.

Oggi dell’anfiteatro restano solo l’arena, i sotterranei e parte della cavea (l’insieme delle gradinate), ma bastano per comprendere quanto fosse grande (poteva arrivare a contenere circa 40 000 spettatori) e realizzato con materiali di ottima fattura.

Mentre mi aggiravo per i sotterranei, dove i gladiatori respiravano gli ultimi veri istanti di vita perché una volta giunti nell’arena per molti si trattava solo di attendere il colpo finale, incontrai una coppia di signori tedeschi, marito e moglie, in pensione che stavano trascorrendo un periodo di vacanze nel sud Italia. Parlavano molto bene l’inglese e ci mettemmo a chiacchierare.

Appena dissi loro di essere un archeologo iniziarono a tempestarmi di domande sul luogo nel quale ci trovavamo e in quel momento, vedendo l’emozione che provavano nel visitare quel luogo e l’interesse che avevano nel comprenderlo, mi ricordai il perché avevo intrapreso i miei studi: perché la storia, l’arte, l’archeologia sono di tutti e per tutti. Perché conoscere e apprezzare il nostro passato può aiutare a comprendere anche il nostro presente.

Perché una meraviglia come l’Anfiteatro Campano non può essere dimenticato, abbandonato e poco pubblicizzato.

Deve essere un vanto per ogni abitante di Santa Maria Capua Vetere.

Deve essere un vanto per ogni italiano.


I am an archaeologist, specialized in amphitheatres. It was therefore impossible for me, in the days when I was on holiday in Pompeii, not to visit the remains of what was, after the Colosseum, the second largest amphitheater in Italy located in the ancient Capua, today Santa Maria Capua Vetere.

Yes, because on this point i need to give some clarifications: the current city of Capua is not that of the Roman era, from which it is only a few kilometers away and today is called Santa Maria Capua Vetere (formed by the union of the remains of the ancient Capua with the village of Santa Maria Maggiore).

Another important point to specify immediately: it would be nice to tell you that this is the amphitheater from which one of the most famous rebellions against Rome took place, that of the legendary Spartacus, but it is not so.

The remains of the amphitheater that we can admire go back to the structure built between the end of the first and second century AD on the ruins of the ancient, less spacious, where he had really fought the indomitable gladiator of Thrace.

However, this does not succeed in undermining the charm of this ancient arena.

When I visited it, it was a late afternoon of August and I had just finished wandering through the Pompeii excavations, but my thirst for archeology had not yet been exhausted and it came naturally to me to take my car and admire with my own eyes what so often I had studied in my university years.

As soon as I arrived I unfortunately found what I feared: that, like many other archaeological sites of rare beauty and historical importance that are in our country, this is practically forgotten.

In reality there is at least an information area where to make the ticket, with bookshop and bar, but once this structure has been passed, you can walk towards the remains of the amphitheater in total autonomy: no guardians, explanatory panels or guides. And maintenance also seems to be at a minimum.

However, this did not affect her beauty even for a second.

Today of the amphitheater remains only the “arena”, the undergrounds and part of the “cavea” (the set of steps), but enough to understand how big it was (could reach to contain about 40 000 spectators) and made with excellent materials.

While I was wandering through the undergrounds, where the gladiators breathed the last real moments of life because once they arrived in the arena for many it was just waiting for the final blow, I met a couple of Germans, husband and wife, retired who were spending a period of holidays in southern Italy. They spoke English very well and we started chatting.

As soon as I told them that I was an archaeologist, they started to question me about the place where we were and at that moment, seeing the emotion they felt in visiting that place and the interest they had in understanding it, I remembered why I had undertaken my studies: because history, art, archeology are of everyone and for everyone. Because knowing and appreciating our past can help us to understand our present as well.

Because a wonder like the amphitheater of Capua can not be forgotten, abandoned and little publicized.

It must be a source of pride for every inhabitant of Santa Maria Capua Vetere.

It must be a source of pride for every Italian.

Archeologo con la passione per la fotografia, toscano d’adozione, attualmente lavoro a Milano per una fondazione culturale e frequento un Master di II livello in Museologia, Museografia e gestione dei Beni Culturali. Mi divido tra Vigevano e Marina di Pisa, ma ogni volta possibile prendo il primo mezzo di trasporto a disposizione, la mia macchina fotografica e cerco una nuova meta da scoprire.

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