Santa Croce a Firenze

Firenze.

Leggendo questo nome la mente di ogni persona vi associa immagini di monumenti famosi e opere incantevoli: la Cupola di Brunelleschi, il Palazzo Vecchio, il David, la Venere di Botticelli, solo per citarne alcuni. Ognuno di noi ha un’immagine diversa che gli fa battere il cuore.

La mia è la facciata della chiesa di Santa Croce.

Amo Firenze, forse è la città che preferisco al mondo e sicuramente scriverò in futuro altre volte di lei, ma la chiesa e il quartiere omonimo sono le zone che visito con maggior frequenza e soddisfazione.

La piazza di Santa Croce, incastonata tra i suoi storici palazzi e chiusa dalla chiesa, è un gioiello architettonico e le sue dimensioni le permettono di ospitare numerosi eventi durante l’anno; tra questi degni di nota sono le partite del Calcio Storico Fiorentino, uno spettacolo davvero unico nel suo genere, dove il senso di appartenenza al proprio quartiere traspare dall’agonismo dei giocatori; se pensate di assistere ad una partita di calcio cercate però altrove, questo è uno sport decisamente più duro.

L’evento cui ho partecipato rimastomi nel cuore però è stato una delle serate dove Roberto Benigni celebrava, con il suo stile inconfondibile, un canto (il dodicesimo dell’Inferno) della Divina Commedia dell’amato Dante.

Proprio il Sommo Poeta aveva nella piazza di Santa Croce uno dei suoi luoghi del cuore e infatti la città l’omaggiò con una statua, opera dello scultore Enrico Pazzi (no, non è legato alla famosa famiglia cui è dedicata la cappella realizzata dal Brunelleschi proprio nel primo chiostro della chiesa) nel 1865, in occasione delle celebrazioni del seicentenario dantesco, posta ora alla sinistra della facciata della chiesa.

Tra le massime realizzazioni del gotico in Italia, la basilica di Santa Croce è una delle più grandi chiese francescane e vi hanno trovato sepoltura influenti personalità del passato come Ugo Foscolo, Niccolò Machiavelli, Galileo Galilei e Michelangelo Buonarroti.

Consacrata nel 1443, la sua attuale facciata è stata realizzata a cavallo tra il 1853 e il 1863 in stile neogotico e le sue linee complesse si contrappongono all’apparente semplicità del suo interno a tre navate. Ogni volta che la visito resto a osservare con estremo piacere le due tombe rispettivamente di Michelangelo (dove le tre statue che rappresentano pittura, scultura e architettura mostrano volti colmi di tristezza per la morte del maestro) e Galileo.

Camminare con calma in questa chiesa, dove i turisti sembrano ancora riconoscere in lei prima di tutto un luogo di culto, con le sue forme slanciate, il tetto a capriate lignee e le tombe a incorniciare il suo interno, donano un’atmosfera davvero intensa alla visita.

Passando dal sacro al profano mi sento in dovere di darvi un paio di succulente indicazioni.

Se siete alla ricerca di un pasto veloce, fermatevi allo “SchiacciaVino” (in Via Verdi 6, proprio accanto alla piazza), meno famoso dell’ottimo (ma dalle sempre lunghe code) “Antico Vinaio”. Posso assicurare che non ha niente da invidiargli, anzi. Lo gestiscono ragazzi giovani e sempre sorridenti, il che rende ancora più piacevole assaporare una gustosa schiacciata, sorseggiando magari un buon calice di vino.

Per qualcosa di più impegnativo, a pochi metri dallo “SchiacciaVino” si trova l’Osteria de’ Pazzi, storico ristorante di Firenze dove, ovviamente, la fiorentina e altri tipici piatti della Culla del Rinascimento regnano sovrani. Impossibile alzarsi dal tavolo senza sentirsi pienamente sazi.

Vorrei terminare questo post con un consiglio: se potete e il tempo gioca a vostro favore sedetevi in piazza di sera e restate qualche minuto a respirare la serenità emanata quando i turisti non ci sono più e tutto sembra assumere un colore diverso, un suono diverso. Guardate la facciata della chiesa, la sua perfezione, la stessa dei palazzi che la cingono. Sentirete l’eco della storia e delle persone che l’hanno visitata per secoli.

E’ in momenti come questo che si ritrova ancora la vera essenza di Firenze.


Florence.

Reading this name the mind of each person associates that city with images of famous monuments and enchanting artworks: Brunelleschi’s Dome, Palazzo Vecchio, The David, Botticelli’s Venus, just to name a few. Each of us has a different image that makes his heart beat.

Mine is the facade of the church of Santa Croce.

I love Florence, maybe it’s the city that I prefer in the world and I will certainly write more about her in the future, but the church and the district of the same name are the areas I visit with greater frequency and satisfaction.

The square of Santa Croce, nestled between its historic buildings and closed by the church, is an architectural jewel and its size allows it to host numerous events throughout the year; among these noteworthy are the Calcio Storico Fiorentino matches, a truly unique show of its kind, where the sense of belonging to one’s own neighborhood shines through the players’ agony; if you plan to attend a football match, however, look elsewhere, this is a decidedly tougher sport.

The event in which I participated that remained in my heart it was one of the evenings where Roberto Benigni celebrated, with his unmistakable style, a canto (the twelfth of the Hell) of the Divine Comedy by his beloved Dante.

Taste of art - Statua DanteJust the “Sommo Poeta” had one of his places of the heart in Santa Croce square and in fact the city honored him with a statue, realized by the sculptor Enrico Pazzi (no, it is not related to the famous family who had a chapel built by Brunelleschi right in the first cloister of the church) in 1865, on the occasion of the celebrations about Dante, now placed to the left of the façade of the church.

Among the greatest achievements of the gothic in Italy, the Basilica of Santa Croce is one of the largest Franciscan churches and have buried great personalities of the past as Ugo Foscolo, Niccolò Machiavelli, Galileo Galilei and Michelangelo Buonarroti.

Consecrated in 1443, its present façade was built between 1853 and 1863 in a neo-gothic style and its complex lines are opposed to the apparent simplicity of its interior with three naves. Every time I visit it I watch with great pleasure the two tombs respectively of Michelangelo (where the three statues representing painting, sculpture and architecture show faces full of sadness for the death of the master) and Galileo.

Walking calmly in this church, where tourists still seem to recognize in it first of all a place of worship, with its slender forms, the wooden trussed roof and the graves to frame its interior, give a truly intense atmosphere to the visit.

Passing from the sacred to the profane I feel obliged to give you a couple of succulent indications.

If you are looking for a quick meal, stop at the “SchiacciaVino” (in Via Verdi 6, right next to the square), less famous than the excellent (but with always long queues) “Antico Vinaio”. I can assure you that it has nothing to envy it, on the contrary. Young and always smiling boys manage it, which makes it even more enjoyable to enjoy a tasty “schiacciata”, sipping perhaps a good glass of wine.

For something more challenging, just a few meters from the “SchiacciaVino” is the “Osteria de’ Pazzi”, a historic restaurant where, obviously, the “Fiorentina” and other typical dishes of the “Culla del Rinascimento” reign supreme.

Impossible to get up from the table without feeling fully satisfied.

I would like to end this post with advice: if you can and time plays in your favor sit in the square in the evening and stay a few minutes to breathe the serenity emanated when the tourists are gone and everything seems to assume a different color, a different sound. Look at the facade of the church, its perfection, the same as the buildings that surround it. You will hear the echo of history and of the people who have visited it for centuries.

It is in moments like this that the true essence of Florence is still found.

Archeologo con la passione per la fotografia, toscano d’adozione, attualmente lavoro a Milano per una fondazione culturale e frequento un Master di II livello in Museologia, Museografia e gestione dei Beni Culturali. Mi divido tra Vigevano e Marina di Pisa, ma ogni volta possibile prendo il primo mezzo di trasporto a disposizione, la mia macchina fotografica e cerco una nuova meta da scoprire.

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