Tra i canali di Venezia

Venezia è invasa dai turisti.

Con un po’ di attenzione e pianificazione è però ancora possibile godere delle sue bellezze e scoprire luoghi incantevoli, senza sentirsi oppressi dalla calca delle persone spesso poco interessate a raccogliere l’essenza di questa città unica al mondo.

Ho girato in lungo e in largo, di giorno e di notte, da un canale all’altro, per tre giorni durante alcuni incontri accademici all’inizio di giugno. Il mio cuore batte per altro genere di paesaggi, di stili architettonici e musei, ma ammetto che non si può restare indifferenti a tanta bellezza.

L’impatto, appena usciti dalla stazione di Santa Lucia, è subito mozzafiato: scendi da un treno e dopo pochi metri un canale e la chiesa di San Simeone Piccolo, sull’altra sponda, ti fanno subito immergere nella città.

Il primo luogo dove i miei colleghi ed io ci dirigemmo fu Ca’ Pesaro, la Galleria Internazionale di Arte Moderna, per un incontro con la Dott.ssa Belli (direttrice dei Musei Civici di Venezia).

Per quanto fatichi spesso ad apprezzare l’arte contemporanea, ammetto che vedere dal vivo lavori come “I Borghesi di Calais” o una delle venti copie del “Pensatore” di Rodin creano un certo stupore a fascino.

Insieme ad altri del gruppo risiedevo nel quartiere Canareggio e trascorremmo li la serata, per l’esattezza sul Rio della Misericordia che abbonda di locali.

Purtroppo, come nella maggior parte dei ristoranti della città, i prezzi per la cena non sono a buon mercato. Per fortuna vino e spritz si. Almeno quelli!

La mattina dopo visitammo Punta della Dogana (sempre arte contemporanea, probabilmente avrete capito che non ne sono un accanito estimatore), dopo aver attraversato sui traghetti la città: oggettivamente uno dei modi migliori per rendersi conto dell’unicità di Venezia.

Situata accanto all’imponente chiesa barocca di Santa Maria della Salute, Punta della Dogana era un palazzo veneziano in decadenza che grazie alla visione dell’architetto Tadao Ando dal 2009 è tornato a risplendere, diventando un importante centro di arte contemporanea.

Finalmente il pomeriggio, dopo un pasto veloce consumato in piedi (effettivamente è problematico mangiare cibo take away in centro città, in quanto è vietato pranzare seduti vicino ai canali o nei pressi dei palazzi anche se le panchine scarseggiano e i turisti invece abbondano) visitammo le Gallerie dell’Accademia, dove si possono ammirare, tra le altre, le opere di alcuni dei più illustri pittori veneti quali Tintoretto, Tiziano e Canaletto.

Il penultimo giorno entrammo  nella Fondazione Cini, bella scoperta sull’isola di San Giorgio Maggiore.

Questa fondazione, infatti, ha sede accanto alla chiesa che prende il nome dal santo cui è dedicata l’isola (o più probabilmente l’isola prende il nome dalla chiesa) ed è un’istituzione culturale di ricerca e studio con alcuni spazi davvero splendidi. Ad esempio la biblioteca Nuova Manica Lunga, che era l’antico dormitorio dei padri benedettini, e il Labirinto Borges (ricostruzione del labirinto-giardino progettato in onore di Jorge Luis Borges da Randoll Coate) alle spalle del Chiostro del Palladio. Il refettorio, opera sempre del Palladio, ospita (purtroppo) solo la copia in scala originale della magnifica opera del Veronese “Nozze di Cana”, conservata oggi al Louvre ma che in origine aveva in questo luogo la sua sede originale.

Vedendo quanto fascino riusciva a donare a questo luogo una semplice copia, mi chiedo se non sia giusto a volte restituire alcuni capolavori alle loro sedi originali.

Dopo pranzo l’arte contemporanea, ovviamente, non poteva mancare e quindi visitammo il Peggy Guggenheim. Ammetto però che in questo caso la visita ne valeva la pena.

Dopo le varie visite e la cena mi tolsi la soddisfazione di andare in tarda nottata, quando ormai a anche i turisti più festaioli erano tornati nei loro alloggi, a scattare alcune foto della città accarezzata solo dalle pallide luci delle lampade che ornavano i canali. Fu il momento in cui Venezia mi parve più vera che mai.

La mattina dell’ultimo giorno, prima di ripartire, visitai due pezzi da novanta della città: la Basilica di San Marco e Palazzo Ducale.

Loro però meriteranno, in futuro, un discorso a se stante.

Non è facile scovare la vera Venezia, e credo che per riuscirci bisogni visitarla più volte, in diversi periodi dell’anno, e cercare quei pochi angoli dove i turisti ancora non la soffocano.

È però davvero qualcosa di unico, e come tale bisogna ricordarsi di trattarlo.


Venice is swarmed by tourists.

With a little attention and planning, however, it is still possible to enjoy its beauty and discover enchanting places, without being oppressed by the crowds of people often not interested to understand the essence of this unique city in the world.

I toured far and wide, day and night, from one canal to another, for three days during some academic meetings at the beginning of June. My heart beats for other types of landscapes, architectural styles and museums, but I admit that you can not remain indifferent to such beauty.

The impact, just out of the station of Santa Lucia, is immediately breathtaking: get off a train and after a few meters a canal and the church of San Simeone Piccolo, on the other side, make you immediately immerse yourself in the city.

The first place where my colleagues and I headed was Ca’ Pesaro, the International Gallery of Modern Art, for a meeting with Dr. Belli (director of the Civic Museums of Venice).

Although I often struggle to appreciate contemporary art, I admit that seeing work like “The Bourgeois of Calais” or one of the twenty copies of Rodin’s “Thinker” creates a certain amazement.

Together with others in the group I stayed in the Canareggio district and we spent the evening there, to be precise, on the Rio della Misericordia that abounds with bar and restaurants.

Unfortunately, as in most restaurants in the city, dinner prices are not cheap. Fortunately, wine and spritz yes. At least those!

The next morning we visited Punta della Dogana (always contemporary art, you probably realized that I’m not a keen admirer), after crossing the city on ferries: objectively one of the best ways to understand the uniqueness of Venice.

Located next to the imposing Baroque church of Santa Maria della Salute, Punta della Dogana was a decadent Venetian palace that thanks to the vision of architect Tadao Ando from 2009 has returned to shine, becoming an important center of contemporary art.

Finally in the afternoon, after a quick meal eaten stand up (actually it is problematic to eat take away food in the city center, as it is forbidden to have lunch sitting near the canals or near the buildings even if the benches are scarce and the tourists abound) we visited the Gallerie dell’Accademia where you can admire, among others, the works of some of the most illustrious Venetian painters such as Tintoretto, Tiziano and Canaletto.

The penultimate day we entered the Cini Foundation, a beautiful discovery on the island of San Giorgio Maggiore.

This foundation, in fact, is located next to the church that gives its name to the island (or vice versa?) and is a cultural institution of research and study with some really magnificent spaces. For example the Nuova Manica Lunga library, which was the old dormitory of the Benedictine fathers, and the Labyrinth Borges (reconstruction of the labyrinth-garden designed in honor of Jorge Luis Borges by Randoll Coate) behind the Cloister of Palladio. The refectory, other work of Palladio, houses the copy (unfortunately) of the wonderful work of Veronese “Nozze di Cana”, preserved today in the Louvre but which had its original location here.

Seeing how much charm could give to this place a simple copy, I wonder if it is not right sometimes to return some masterpieces to their original locations.

After lunch contemporary art, of course, could not miss, so we visited the Peggy Guggenheim.

But I admit that in this case the visit was worth it.

After the various visits and the dinner I took off the satisfaction of going in the late night, when now even the most revelers had returned to their lodgings, to take some photos of the city stroked only by the pale lights of the lamps that adorned the canals. It was the moment when Venice seemed to me more true than ever.

The morning of the last day, before leaving, I visited two masterpieces of the city: the Basilica of San Marco and Palazzo Ducale.

But they will deserve a separate speech in the future.

It is not easy to find the real Venice, and I think that in order to do it, we need to visit it several times, at different times of the year, and look for those few corners where tourists still do not suffocate it.

But it is really something unique, and as such we must remember to respect it.

Archeologo con la passione per la fotografia, toscano d’adozione, attualmente lavoro a Milano per una fondazione culturale e frequento un Master di II livello in Museologia, Museografia e gestione dei Beni Culturali. Mi divido tra Vigevano e Marina di Pisa, ma ogni volta possibile prendo il primo mezzo di trasporto a disposizione, la mia macchina fotografica e cerco una nuova meta da scoprire.

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