Villa Adriana: il sogno di un imperatore

Il richiamo delle rovine, la necessità di visitarle, di scoprirne ogni particolare e di lasciarmi sorprendere da dettagli ancora sconosciuti. Spesso sento tutto questo dentro di me. Quando l’impulso è troppo forte prendo l’auto e parto, da solo, concedendomi tutto il tempo necessario a saziare la mia voglia di storia e archeologia.

Così è stato quando sono partito dalla Toscana verso la Campania, fermandomi anche rapidamente nel Lazio, visitando luoghi noti come Pompei e Paestum (di cui vi parlerò prossimamente) o come Villa Adriana a Tivoli.

È a lei che dedico questo mio post.

Non mi dilungherò troppo in spiegazioni tecniche, perché quello che mi interessa maggiormente è cercare di trasmettervi il piacere avuto a visitarla.

Dirò però, per chi non la conoscesse, che è stata il grande sogno dell’imperatore Adriano (117-138), fatta edificare sui monti Tiburtini, a 17 miglia romane (circa 28 km) da Roma. Il ricco complesso di edifici, dichiarato nel 1999 Patrimonio UNESCO, fu in realtà utilizzato solo negli ultimi anni di vita dell’imperatore che però volle renderlo il suo personale elogio all’architettura greca e all’Egitto, due delle sue principali passioni.

Era una mattina di agosto quando ho varcato i cancelli della Villa e con la mia fedele Nikon d70 (utilizzabile ormai per il peso anche come arma di difesa personale) ho iniziato a percorrere una strada in salita che attraversava il parco, dove alti e rigogliosi alberi con la loro ombra rendevano piacevole la passeggiata.

Le porzioni di mura ancora esistenti del Pecile, la piazza realizzata prendendo spunto da quella presente nell’agorà di Atene, sono la prima immagine che vi aiuterà a comprendere quanto imponente e sfarzoso doveva essere questo complesso di costruzioni al culmine del suo splendore.

Superati i resti dell’Antinoeion, il luogo di culto fortemente voluto dall’imperatore per venerare il suo giovane amante Antinoo (annegato nelle acque del Nilo) e quelli dei complessi termali, ci si trova davanti alla struttura probabilmente più iconica e famosa della Villa: il Canopo.

Credo di essermi piacevolmente perso per almeno mezz’ora a fotografare ogni angolo di questa straordinaria opera architettonica, edificata per ricordare probabilmente un canale del Nilo (l’Egitto era decisamente un pensiero fisso dell’imperatore). Ora restano solo una parte delle colonne che, insieme a copie di statue greche, circondavano la piscina, ma non è poi così difficile immaginare quanto doveva essere suggestivo trovarsi qui, ai tempi di Adriano, seduti nel triclinio posto nell’esedra a banchettare, parlare e assistere ai giochi d’acqua e alle rappresentazioni che l’imperatore faceva realizzare per intrattenere i suoi commensali.

Ammirati poi edifici come il Ninfeo o la Piazza d’Oro, si raggiunge l’altro luogo dove non si può non restare affascinati dall’ingegno architettonico messo in atto per la creazione della Villa, cioè il Teatro Marittimo. La particolarità della sua struttura (per raggiungere la parte più interna in antico bisognava utilizzare un “ponte” mobile in quanto questo edificio era volontariamente separato dal resto della Villa ed era la zona più privata) e la presenza di alcuni elementi come atrii, un piccolo giardino, un complesso termale e altri ambienti ha dato adito a diverse ipotesi di utilizzo e si è arrivati anche a pensare che potesse essere stata la dimora provvisoria dell’imperatore mentre si procedeva alla realizzazione dei molteplici edifici della Villa.

Dirigendomi verso l’uscita del sito mi sono preso alcuni minuti e all’ombra di un albero mi sono fermato a pensare. A pensare a ciò che doveva essere questo luogo immenso, realizzato però per l’esigenza di un uomo che voleva allontanarsi dalla caotica vita della Roma imperiale per trovare il suo angolo di pace, il luogo perfetto per rigenerare la sua mente e il suo corpo.

Credo ci sia riuscito.

 


The call of the ruins, the need to visit them, to discover every particular and to let me be surprised by details that are still unknown. I often hear all this inside me.

When the impulse is too strong I take the car and leave, alone, allowing me the necessary time to satiate my desire for history and archeology.

So it was when I left Tuscany to Campania, stopping also quickly in Lazio, visiting famous places as Pompeii and Paestum (which I will talk about soon) or as Villa Adriana in Tivoli.

I dedicate this post to it.

I will not dwell too much on technical explanations, because what interests me most is trying to convey the pleasure I had to visit it.

But I will say, for those who do not know it, that it was the great dream of Emperor Hadrian (117-138), built on the Tiburtini mountains, 17 Roman miles (about 28 km) from Rome. The rich complex of buildings, declared a UNESCO World Heritage Site in 1999, was in fact used only in the last years of the emperor’s life, but he wanted to make it his personal praise of Greek architecture and of Egypt, two of his main passions.

It was one morning in August when I crossed the gates of the Villa and with my faithful Nikon d70 (now usable for the weight also as a self-defense weapon) I began to walk an uphill road that crossed the park, where tall and lush trees with their shadow made the walk pleasant.

The portions of the still existing walls of the Pecile, the square realized taking inspiration from that present in the “agorà” of Athens, are the first image that will help you to understand how impressive and magnificent this building complex was to be at the height of its splendor.

After the remains of the “Antinoeion”, the place of worship strongly desired by the emperor to venerate his young lover Antinous (drowned in the waters of the Nile) and those of the thermal complexes, we are facing the probably most iconic and famous structure of the Villa: the Canopus.

I think I was pleasantly lost for at least half an hour photographing every corner of this extraordinary architectural work, built to remember probably a Nile canal (Egypt was definitely a fixed thought of the emperor).

Now only a part of the columns remain which, together with copies of Greek statues, surrounded the pool, but it is not so difficult to imagine how impressive it must be to be here, in the times of Hadrian, sitting in the triclinium in the exedra to banquet, to speak and watch the water games and performances that the emperor had to do to entertain his guests.

Admire then buildings such as the Nymphaeum or the Golden Square, you reach the other place where one can not remain fascinated by the architectural ingenuity put in place for the creation of the Villa, that is the Maritime Theater.

The peculiarity of its structure (to reach the innermost part, in ancient, it was necessary to use a mobile “bridge” as this building was voluntarily separated from the rest of the Villa and it was the most private area) and the presence of some elements like atriums, a small garden, a thermal complex and other environments has given rise to different hypotheses of use and it has even come to think that it may have been the temporary residence of the emperor while proceeding to the construction of the many buildings of the Villa.

Heading for the exit of the site I took a few minutes and in the shadow of a tree I stopped to think. To think about what was to be this immense place, realized however for the need of a man who wanted to get away from the chaotic life of imperial Rome to find his corner of peace, the perfect place to regenerate his mind and body.

I think he succeeded.

Archeologo con la passione per la fotografia, toscano d’adozione, attualmente lavoro a Milano per una fondazione culturale e frequento un Master di II livello in Museologia, Museografia e gestione dei Beni Culturali. Mi divido tra Vigevano e Marina di Pisa, ma ogni volta possibile prendo il primo mezzo di trasporto a disposizione, la mia macchina fotografica e cerco una nuova meta da scoprire.

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