Viva Pompei!

Esiste un luogo in Italia che ogni archeologo, anzi ogni persona, dovrebbe visitare almeno una volta nella vita.

Un luogo unico. Il solo nominarlo riesce a creare emozioni e a far viaggiare la mente in altre epoche.

Il sito archeologico più importante in Italia e tra i più importanti nel mondo.

Il Parco Archeologico di Pompei.

Arrivai di sera nella piccola città campana e mi feci subito consigliare dal proprietario del B&B dove alloggiavo un posto per rifocillarmi. Avevo voglia di pizza, così tanta che la fame annebbiò i miei sensi e quindi ad oggi non mi ricordo il nome del posto che mi fu consigliato e dove mangiai un calzone decisamente grande e ricco di ripieno.

Era buono, buonissimo, ma non proprio leggero e mi aiutò a conciliare il sonno e a far passare rapidamente le ore che mancavano all’apertura dei cancelli del Parco del mattino seguente. Fosse stato per me li avrei scavalcati già di sera, tanto volevo entrare e iniziare la visita.

Avevo prenotato il biglietto per l’orario di apertura del Parco, ma desideravo fare una cosa: entrare per primo e riuscire a stare da solo, almeno per un paio di minuti, nel totale silenzio degli scavi.

Quindi, benché l’apertura fosse indicata alle 8 e 45, io alle 8 e un quarto ero già li. Varcai per primo il cancello di ingresso, mostrai il biglietto, e con passo svelto iniziai ad incamminarmi all’interno del Parco.

Ero dentro, finalmente dopo tanti anni di attesa ero a Pompei. Mi godetti quella manciata di minuti di silenzio, guardandomi intorno incantato e trovandomi all’altezza del teatro quando sentii i primi brusii. Che diventarono voci. Che diventarono persone. Sempre più persone.

Andai allora a sedere sui gradoni del teatro, tirai fuori la mia guida (in realtà un numero speciale della rivista Archeo, dedicata agli scavi), matita, macchina fotografica e pianificai il mio itinerario per essere sicuro di non perdere nulla.

Decisi di iniziare da nord ovest, raggiungere Villa dei Misteri, passando per il Foro, e poi concentrarmi sulla zona est per concludere con l’Anfiteatro.

Penso che a guardarmi potevo sembrare un folle: dopo ogni casa, struttura pubblica o altro che vedevo prendevo la rivista e mi fermavo a spuntare il luogo appena visto.

 

Il Foro, circondato dal templi di Giove, di Apollo e di Vespasiano, era immenso e gremito di gente. Molti si ammassavano nella zona dei granai, utilizzati anche come depositi per mostrare alcuni dei calchi dei corpi delle vittime della tragedia del 79 d.C., realizzati con la tecnica inventata da Fiorelli alla fine dell’Ottocento e andata a migliorare nei decenni successivi.

Restai davvero poco a guardarli perché, per quanto possa capire e accettare il commentare e fare foto (io stesso ne ho fatte), vedere molta gente farsi selfie sorridendo, senza portare un minimo rispetto al pensiero di quale devastante evento ha portato ad avere quel calco mi dava realmente fastidio.

Purtroppo bisognerebbe ricordarsi sempre “perché” esiste la Pompei che ora ammiriamo.

Sarebbe troppo lungo descrivere la Villa dei Misteri, così come tutte le altre.

Posso solo dire che tutto è unico, un’immensa sorpresa e stupore.

Anche solo la copia del mosaico della Battaglia di Isso di Alessandro Magno (l’originale è conservato al Museo Archeologico di Napoli) stupisce, permettendo di immaginare quanto lussuose dovevano essere alcune di queste case.

Fa poi tenerezza vedere diversi cani randagi (i veri abitanti della città) ricevere coccole e attenzioni sia dai turisti che dagli addetti alla sorveglianza; vederne qualcuno addormentarsi davanti al mosaico d’ingresso della Domus del “Poeta Tragico”, dove il disegno rappresenta un cane e la scritta Cave Canem (attenti al cane).

Vidi tutto, e uscii poco prima dell’orario di chiusura.

In quella giornata osservai di tutto: turisti vagare, più o meno consci di cosa stavano vedendo; erano curiosi camminare nell’arena di uno degli anfiteatri meglio conservati della storia e ammaliati dagli affreschi in uno dei “Quattro Stili Pompeiani”. Qualcuno l’ho visto addirittura imbarazzato, scoprendo le raffigurazioni erotiche del Lupanare.

Questa è Pompei: Era una città viva ed è ancora, in modo diverso, una città viva.

La sarà per sempre.


 

There is a place in Italy that every archaeologist, indeed every person, should visit at least once in their life.

A unique place. Just mention it to create emotions and make the mind travel in ancient times.

The most important archaeological site in Italy and among the most important in the world.

The  Archaeological Park of Pompeii.

I arrived in the evening in the small town of Campania and the owner of the B&B immediately advised me where is a place to find good food. I wanted pizza, so much that the hunger clouded my senses and so today I do not remember the name of the place that was recommended to me and where I ate an enormous “calzone”.

It was good, very good, but not really light and it helped me to reconcile sleep and to quickly pass the hours that were missing at the opening of the Park gates the next morning. Had it been for me I would have climbed them already in the evening, because I wanted to go in and start the visit.

I had booked the ticket for the park’s opening hour, but I wanted to do a thing: get in first and be alone, at least for a couple of minutes, in total silence of the excavations.

So, although the opening was indicated at 8:45 am, I was already there at 8:15 am. I crossed the entrance gate first, showed the ticket, and with a quick step I began to walk inside the Park.

I was inside, finally after so many years of waiting I was in Pompeii. I enjoyed that handful of minutes of silence, looking around enchanted. I was at the theater when I heard the first buzzes. Which became voices. Which became people. More and more people.

I went then to sit on the steps of the theater, I took out my guide (actually a special issue of the Archeo magazine, dedicated to the excavations), pencil, camera and I planned my itinerary to be sure not to lose anything.

I decided to start from the north west, reach Villa dei Misteri, passing through the Forum, and then concentrate on the east to conclude with the Amphitheater.

I think that looking at me I could seem a fool: after every house, public structure or other that I saw I took the magazine and stopped to mark the place just seen.

The Forum, surrounded by the temples of Jupiter, Apollo and Vespasian, was immense and crowded with people. Many of them gathered in the area of the granaries, also used as deposits to show some of the casts of the bodies of the 79 AD tragedy, made with the technique invented by Fiorelli in the late nineteenth century, that it went on to improve in the following decades.

I stayed very little to watch them because, as far as I can understand and accept the comment and take pictures (I did the same), saw a lot of people making a selfie smiling, without giving respect to the thought of what devastating event led to have these images, and it really bothered me.

We should always remember “why” there is the Pompeii that we now admire.

It would be too long to describe the Villa of the Mysteries, as well as all the others.

I can only say that everything is unique, a huge surprise and amazement.

Even just the copy of the mosaic of the Battle of Isso by Alexander the Great (the original is kept at the Archaeological Museum of Naples) amazes, allowing you to imagine how luxurious these were to be some of these houses.

It also makes tenderness to see different stray dogs (the real inhabitants of the city) receive cuddles and attentions from both tourists and guards; you could see someone fall asleep in front of the mosaic of the Domus entrance of the “Tragic Poet”, where the drawing represents a dog and the inscription “Cave Canem” (attention to the dog).

I saw everything, and went out a little before closing time.

On that day I observed everything: tourists wandering, more or less aware of what they were seeing; they were curious to walk in the arena of one of the best preserved amphitheaters in history and enchanted by the frescoes in one of the “Four Pompeians Styles”. I even saw someone embarrassed,while they discovering the erotic depictions of the Lupanare.

This is Pompeii: It was a living city and is still, in a different way, a living city.

It will be forever.

Archeologo con la passione per la fotografia, toscano d’adozione, attualmente lavoro a Milano per una fondazione culturale e frequento un Master di II livello in Museologia, Museografia e gestione dei Beni Culturali. Mi divido tra Vigevano e Marina di Pisa, ma ogni volta possibile prendo il primo mezzo di trasporto a disposizione, la mia macchina fotografica e cerco una nuova meta da scoprire.

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