Puntata 16 – Istanbul (parte 2)

Vi ricordate dove ci eravamo lasciati nella puntata precedente?

Eravamo usciti, estasiati, da Santa Sofia, con l’intenzione di prenderci ancora un po’ di tempo per esplorare senza mete specifiche la città.

Avevamo attraversato quindi il Ponte di Galata, famoso per la costante presenza di pescatori e, vedendo anche la celebre torre omonima che si stagliava nel profilo dell’antica Costantinopoli, decidemmo che potevamo magari salire sulla sua cima al tramonto, prima di tornare all’appartamento.

Ma non sapevamo che dal momento in cui avremmo raggiunto la Torre fino alla mattina seguente, di nuovo alla Moschea Blu, i nostri piani sarebbero sempre andati in modo diverso da come avevamo immaginato.

Volete sapere il perché?

Ora ve lo racconto, così come il resto del viaggio a Istanbul, in questa nuova puntata di Taste of Art!

Puntata 16 - Istanbul (parte 2)_Foto Copertina

Prima di tutto vi consiglio una cosa, se passeggerete sul Ponte di Galata: non superatelo senza aver assaggiato un filetto di pesce appena pescato, fritto e messo all’interno a del caldo pane, che i piccoli ristoranti sotto il ponte (e anche i pescatori sulle loro imbarcazioni private attraccate al molo) offrono a prezzi davvero modici.

Attenti però alle spine. Alcuni di noi avevano rischiato di strozzarsi! Cercate di non avventarvi con troppa foga sul panino, anche se sarà dura resistergli dopo che avrete dato il primo morso.

 

Attraversato il Ponte e ammirato il Corno d’Oro, il lungo fiordo che attraversa e divide la città, avevamo appunto deciso di salire sulla Torre di Galata, per ammirare il panorama che permette di scrutare tutta Istanbul.

La Torre fu costruita dai conquistatori genovesi a metà del 1300 e con i suoi oltre 60 metri di altezza è uno degli edifici più imponenti della città.

Arrivati al cospetto dell’edificio avevamo però purtroppo dovuto arrenderci alla lunga coda di persone, che giustamente aveva avuto la nostra stessa idea. In realtà avevamo provato a metterci in fila, ma Roberto aveva iniziato a brontolare come solo lui è capace quando non vuole fare una cosa.

Sui social metterò una foto per farvi vedere la sua faccia, mentre osservava la coda. E quasi riuscirete a sentire anche dalla foto il suo borbottare.

Quindi, per non ascoltare la nostra pentola di fagioli personale, decidemmo di rientrare in appartamento.

La sera ci fu un piccolo scambio di vedute, che si protrasse anche nei giorni successivi… Filippo, il quale dubitava che decidendo sul momento i luoghi dove mangiare avremmo trovato posti davvero soddisfacenti, aveva fatto una lista con decine di ristoranti, a suo avviso da tenere in conto, sparsi per la città.

Alcuni di noi invece, me compreso, solitamente preferiamo andare un po’ alla scoperta dei posti che più ci ispirano… quindi ci fu un momento di “stallo alla messicana”.

Alla fine la prima sera andammo a sensazione… e Filippo non ce la perdonò per un po’, sentendosi screditato nella sua dura e ardua ricerca… ma ammettemmo poi che in quei giorni, trovandoci un paio di volte proprio davanti a luoghi da lui salvati, aveva trovato posti dove rifocillarci degni di nota.

Se qualcuno volesse la lista, calcolando quanto è metodico e ordinato Filippo, mi contatti. Sono convinto che sarà ancora in suo possesso!

Quella sera avevamo anche scoperto una cosa: che nei locali da dopo cena, tipo pub, bar o club con musica, almeno in quelli dove avevamo provato ad entrare noi, gruppi di uomini non accompagnati da donne non erano visti di buon occhio… e diventava davvero dura entrare.

A quanto pareva, inoltre, il nostro fascino mediterraneo doveva essere ai minimi storici perché avevamo provato, vista la situazione, a chiedere ad alcune ragazze che stavano per entrare in uno di quei locali se per favore ci facevano il piacere di fingere di essere in gruppo con noi, giusto per permetterci l’ingresso.

Ma tutte ci guardavano con aria dubbiosa e non ci degnavano di molte parole.

Un altro gruppo di ragazzi rimbalzati ci disse però che esistevano alcuni locali “privati” creati all’interno di grandi appartamenti in zone del centro dove era possibile entrare con una selezione meno serrata. Per quella sera, comunque, ne avevamo già abbastanza.

Avremmo tentato il giorno dopo.

La mattina invece puntavamo, finalmente, a vedere l’interno della Moschea Blu ma, arrivati di nuovo nel cortile di accesso, avevamo notato che sembrava, se possibile, ancora più affollato del solito e c’era molta coda per accedere alla moschea.

Praticamente erano presenti solo gruppi turistici con guide che quasi non facevano passare il resto dei visitatori, e avevamo capito che sarebbe stato meglio tentare (per la terza volta) più tardi.

Tra l’altro Filippo indossava una maglietta rossa molto simile a quella di un gruppo intento ad ascoltare diligentemente la propria guida… e per qualche minuto riuscì a mimetizzarsi nel gruppo tentando di entrare con loro, prima di essere platealmente smascherato!

Ci eravamo diretti allora verso i Musei Archeologici di Istanbul, dove volevo vedere coi miei occhi un reperto in particolare: il Sarcofago con scolpito Alessandro Magno.

I musei sono situati nei giardini esterni del palazzo Topkapi e conservano veri capolavori dell’arte classica, dell’Antico Oriente e dell’Arte Islamica.

E il Sarcofago svetta tra quei tesori!

Alessandro Magno è la figura della storia antica che maggiormente mi ha affascinato fin da giovane. Una figura piena di luci e ombre, ma che ha lasciato un segno indelebile nella cultura di molti popoli.

Ricerco sempre nelle opere antiche ogni sua rappresentazione e quella di Istanbul è una delle più nitide che abbia avuto la fortuna di osservare: il sovrano macedone è scolpito in sella al suo fedele Bucefalo, con in testa l’elmo a forma di volto di leone, pronto a scagliarsi contro un avversario.

Una delle sue raffigurazioni più gettonate.

Il sarcofago fu scoperto in una necropoli di Sidone, in Libano e il suo stato di conservazione lo rende davvero un reperto eccezionale.

Soddisfatto per il reperto osservato, all’uscita dei musei gli altri ed io ci eravamo nuovamente diretti alla Moschea Blu, il cui vero nome è Sultanahmet Camii. E finalmente era stata la volta buona!

Non fatevi però ingannare dall’aggettivo blu!

Quello è sicuramente il colore predominante all’interno della moschea, in quanto sono presenti ben 21 043 piastrelle di ceramica turchese incastonate nelle pareti e nella cupola, però si possono distinguere anche molti altri colori, che riescono a catturare l’attenzione, grazie anche alle oltre 250 finestrelle da cui entrano fasci di luce praticamente in ogni angolo della struttura.

Quest’opera immensa fu terminata all’inizio del 1600 e può vantare ben sei minareti. Solo la moschea della Ka’ba alla Mecca ne possiede di più!

Fu voluta dal sultano Ahmed I per superare le altre due già presenti a Istanbul: Santa Sofia e, soprattutto, quella di Solimano il Magnifico (eretta una quarantina di anni prima).

Quanto egocentrismo.

Però effettivamente, dopo averla vista ci eravamo immediatamente spostati a visitare anche quella di Solimano. E, personalmente, penso che pur essendo assolutamente splendida anche quella, la Moschea Blu possiede un fascino decisamente maggiore.

(Non dite però, né a Solimano, né ad Ahmed, che la mia preferita resta comunque Santa Sofia!)

 

Dopo essere passati davanti alle sedi dell’Università avevamo deciso di andare a perderci nel famoso Grand Bazaar di Istanbul… ignari che stavano per catapultarci in un vortice di totale follia!

Ora, noi amiamo contrattare, vagare per i mercati, i suq e i bazaar e cercare oggetti e souvenir.

Tutti noi inoltre, chi più chi meno, abbiamo sempre apprezzato le maglie da calcio, da acquistare quasi come dei collezionisti.

Ovviamente volevamo tornare con le maglie di almeno una delle squadre principali della città e sapevamo che nel Bazaar vendevano copie praticamente identiche alle originali, a prezzi molto accessibili.

Il problema fu però che non vendevano solo ottime copie delle maglie delle squadre turche… ma anche del resto delle squadre di tutto il mondo, praticamente… e a pochi euro si potevano anche trovare copie leggermente meno dettagliate, ma comunque molto belle e di fattura decisamente migliore di quelle che ad esempio si trovano nei mercati italiani.

Iniziò il nostro momento di delirio:

Vagavamo per il Grand Bazaar, provavamo maglie ovunque ce ne fossero. Se chiedevamo una maglia in particolare i commercianti mandavamo addetti, amici o parenti a cercarla in magazzini o chissà dove. Perché ovviamente ti rispondevano sempre di averla, se aspettavi un attimo. E se poi non c’era tentavano di vendertene altre… e noi, come in trance, le compravamo!

Entravamo negli angoli più oscuri e ne uscivamo con tre o quattro maglie per noi e per amici o parenti.

Rivedemmo la luce un paio d’ore dopo. Con 28 maglie da calcio acquistate in tutto.

Più ovviamente altri abiti e oggetti di vario tipo.

 

Quel momento di entusiasmo ci aveva fatto capire che era meglio tornare all’appartamento, per poi cercare uno di quei club serali privati di cui eravamo venuti a conoscenza la sera precedente.

Avevamo deciso di sondare il terreno chiedendo a un po’ di gente del posto e ragazzi che passeggiavano in centro. Recuperammo un paio di nomi e indirizzi, in fondo erano locali a metà strada tra l’abusivo e il consentito; erano più che altro visti come circoli privati, con magari limitazioni sul numero di persone o cose simili… limiti che però non venivano troppo rispettati.

Trovammo il primo che ci era stato indicato e in pochi minuti eravamo dentro a questo appartamento enorme, reso davvero un locale a tutti gli effetti. Con Dj, angolo bar e “pista”, se così si poteva definire, per ballare.

A distanza di anni l’unico ricordo nitido che ho è di Filippo che, non trovando spazio sulla pista, era finito a ballare sopra un tavolo.

Fu comunque una divertente serata di svago.

L’ultimo giorno, essendo rincasati tardi, eravamo un po’ assonnati ma avevamo comunque deciso di salire subito sulla Torre di Galata. E il panorama anche di mattina era da togliere il fiato.

Dopo aver visitato l’antico Acquedotto Romano di Valente, il principale sistema che forniva l’acqua nell’antica Costantinopoli, ancora in ottime condizioni e visibile per più di 900 metri eravamo tornati verso il centro e, praticamente senza accorgercene, eravamo finiti in un vortice di tifosi del Galatasaray, la più famosa squadra di calcio della città, che stavano festeggiando lo scudetto appena conquistato!

Quello fu l’ultimo momento di delirio, perché era ora di andare in aeroporto per tornare in Italia.

Però ci capitò una cosa che merita di essere raccontata:

In aeroporto ci scambiarono per contrabbandieri di maglie da calcio!

In pratica, per sancire in maniera indelebile il nostro momento di follia, avevamo tirato fuori tutte le maglie dai nostri zaini e su un muretto delle sale d’attesa le avevamo messe in fila. Dopo pochi minuti si era palesato un uomo in camicia e giacca, che capimmo essere uno della polizia aeroportuale, il quale in finta maniera scherzosa aveva iniziato a farci domande sull’acquisto di maglie e dopo un po’ anche lanciato sopra a queste alcuni pezzi da venti euro, ad indicare che ne voleva acquistare alcune; noi ovviamente mangiammo la foglia e non cedemmo al tranello.

Non avremmo ceduto a prescindere, ovviamente.

Lui se ne andò e potemmo, finalmente, scattarci una foto che ancora oggi conservo tra le mie preferite dei BerTour, che metterò come ultimo post di questa puntata, nella quale insieme a voi ho potuto riportare alla mente un viaggio interessante e divertente.

Anzi, vi ringrazio… perché, raccontandovelo, mi è ritornata ancora più forte la voglia di tornarci!

 


Come vi avevo detto prima della pausa estiva, qualche giretto in Italia tra luglio e agosto sono riuscito a farlo… e proprio di questi giri vi parlerò nelle prossime due puntate.

Tra due settimane, per la precisione, sarà Mantova la protagonista della Puntata 17.

Quindi, se vorrete, ci sentiamo presto!

Ciao a tutti!

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