Puntata 6 – Villa Adriana a Tivoli

Vi ricordate cosa vi avevo raccontato nella Puntata 2, dedicata a Paestum?

Che la visita al parco archeologico era solo una delle tappe legate al mio viaggio a Pompei e che quella era un’altra storia, di cui vi avrei parlato in seguito.

Beh, in questa puntata c’è un’altra storia di quell’altra storia.

Perché, quando dalla Toscana scesi in auto verso il Sud Italia, all’andata mi fermai a vedere Ostia Antica poi, oltre a Pompei e la Villa di Poppea a Torre Annunziata, feci anche un salto a all’Anfiteatro di Capua e, appunto, a Paestum; infine, sulla via del ritorno non più verso la Toscana, ma ancora più su, verso la Pianura Padana, non potevo che chiudere in bellezza questo mio intenso tour archeologico.

Decisi di fermarmi a vedere Villa Adriana a Tivoli. Il sogno dell’Imperatore Adriano.

Ed è della Villa che intendendo parlarvi.

Il richiamo delle rovine e la necessità di visitarle, di scoprirne ogni particolare e lasciarmi sorprendere da dettagli ancora sconosciuti… sono sensazioni sempre estremamente forti dentro di me.

Giustamente, direte voi; altrimenti non avrei studiato archeologia, probabilmente.

A volte però questa esigenza, direi proprio un irrefrenabile impulso, prende il sopravvento su tutto, mettendo in secondo piano il tempo e lo spazio in cui mi trovo.

 

Per farvi capire:

Come vi ho detto venivo da un personale tour archeologico nel Centro/Sud Italia e mi sarei già dovuto sentire ben sazio e appagato di storia, arte e archeologia… ma sapevo che potevo concedermi un ultimo regalo, anche se la giornata designata per riscuoterlo sarebbe stata decisamente impegnativa.

Infatti quel giorno dovevo raggiungere Vigevano, in provincia di Pavia, dove avevo promesso a mio padre che sarei arrivato in tempo a casa per vedere la prima partita del campionato di calcio della nostra squadra del cuore, la Fiorentina.

Perciò verso le 20:30 tecnicamente mi sarei dovuto trovare davanti al televisore.

Nel mezzo però, volevo anche fermarmi a controllare casa mia a Marina di Pisa e sinceramente puntavo anche a fare una rapida nuotata, che sapeva di ultimo saluto estivo al mare, visto che poi mi sarei fermato per un po’ in Lombardia.

Ma, come potevo, passandoci così vicino, non fare sosta a vedere la villa di uno dei più visionari e affascinanti imperatori della storia di Roma?

Pronto a partire alle 7 del mattino da Pompei avevo deciso che avrei fatto tutto: Villa Adriana, nuotata in Toscana e la sera mi sarei trovato sul divano pronto a vedere con mio padre la partita.

Senza perdere altro tempo ero al volante della mia auto e in meno di tre ore avevo raggiunto, con immensa curiosità, la Villa.

Per chi non la conoscesse, bisogna prima di tutto dire che è stata il grande desiderio dell’Imperatore Adriano, fatta edificare sui monti Tiburtini, a una distanza di 17 miglia romane (circa 28 chilometri) dal cuore di Roma.

Lo sfarzoso complesso di edifici, dichiarato nel 1999 Patrimonio dell’umanità dall’UNESCO, fu edificato in diverse fasi (calcolate che si sviluppava su un’area di circa 120 ettari di terreno) ma in realtà l’imperatore riuscì a goderne solo nei suoi ultimi anni di vita, e volle renderlo il suo personale elogio all’architettura greca e all’Egitto, due delle tante passioni che hanno accompagnato il corso dell’esistenza di quest’uomo estremamente versatile.

Quando avevo varcato i cancelli della Villa, con ai tempi la mia fedele Nikon d70 (utilizzabile oramai per il peso anche come arma di difesa personale) avevo iniziato a percorrere una strada in salita che attraversava il parco, dove alti e rigogliosi alberi con la loro ombra rendevano piacevole la passeggiata.

Le porzioni di mura ancora esistenti del Pecile, la piazza realizzata prendendo spunto da quella presente nell’agorà di Atene, erano state tra le prime immagini che mi avevano aiutato a comprendere quanto imponente e sfarzoso doveva essere questo complesso di costruzioni al culmine del suo splendore.

Al tempo dell’Imperatore il Pecile appariva come un vasto spazio dalla forma quadrangolare, con al centro un bacino ed era circondato da un portico dove era possibile passeggiare riparandosi dal sole.

Certo, un po’ di immaginazione ci vuole per alcune strutture del complesso, perché di diverse parti della villa restano principalmente fondamenta o solo parti dell’alzato.

Però vi assicuro che si riesce a percepire in maniera tangibile la grandezza, non solo strutturale, di quel luogo.

Pensando a come doveva presentarsi all’apice della sua perfezione impressiona rendersi conto della sua vastità, di come davvero rappresentava un rifugio per la pace fisica e mentale di un uomo che desiderava la quiete e la riservatezza piuttosto che i ritmi frenetici e le incombenze del suo ruolo politico.

Voleva che quella fosse la residenza riservata solo a chi decideva lui stesso di far entrare nel suo mondo.

E posso ipotizzare che le persone a cui veniva concessa questa possibilità non potevano far altro che sentirsi immensamente onorate.

Superati i resti dell’Antinoeion, l’edificio di culto fortemente voluto da Adriano per venerare il suo giovane amante Antinoo (annegato nelle acque del Nilo) e quelli dei complessi termali, ero arrivato davanti alla struttura probabilmente più iconica e famosa della Villa: il Canopo.

Avevo finalmente capito il perché, cercando su internet informazioni sulla villa, le prime foto che mi uscivano ritraevano sempre questa zona del complesso!

Una volta lì infatti non avevo più controllato l’orologio, e credo di essermi piacevolmente perso per almeno mezz’ora a fotografare ogni angolo di questa straordinaria opera architettonica cercando di immortalare il riflesso perfetto delle statue e delle colonne nell’acqua.

Il Canopo fu edificato per ricordare probabilmente un canale del Nilo e ora restano solo una parte delle colonne che, insieme a copie di statue greche, circondano la piscina. Però non è poi così difficile immaginare quanto doveva essere suggestivo trovarsi lì, ai tempi di Adriano, seduti nel triclinio posto nell’esedra a banchettare, parlare e assistere ai giochi d’acqua e alle rappresentazioni che l’imperatore faceva realizzare per intrattenere i suoi commensali.

Immaginatevi come doveva ammaliare i suoi ospiti con quella vista.

Avevo provato a fantasticare, pensando di essere un nobile romano che la sera osservava la luna riflettersi nell’acqua del Canopo, con musicisti che accompagnavano un banchetto mentre si discuteva di temi riguardanti l’arte o la filosofia.

Mi sarebbe piaciuto non poco essere un ospite di Adriano.

 

Contemplati poi edifici come il Ninfeo o la Piazza d’Oro, avevo raggiunto l’altro luogo dove si esprimeva totalmente tutto l’ingegno architettonico messo in atto per la creazione della Villa: il Teatro Marittimo.

La particolarità della sua struttura era il fatto che per raggiungere la parte più interna, ai tempi dell’Imperatore, bisognava utilizzare un “ponte” mobile in quanto questo edificio era volontariamente separato dal resto del complesso ed era la zona più privata di esso; la presenza di alcuni elementi come atrii, un piccolo giardino, terme e altri ambienti ha dato adito a diverse ipotesi di utilizzo e si è arrivati anche a pensare che fosse la dimora provvisoria di Adriano mentre si procedeva alla realizzazione dei molteplici edifici del complesso.

Una “villa nella villa”, praticamente.

Il sole stava però diventando alto nel cielo, faceva molto caldo e io avevo ancora diversa strada da percorrere, quindi con dispiacere dovetti salutare quel luogo che tanto rapiva la mia immaginazione.

Mentre mi stavo dirigendo verso l’uscita del sito indugiai ancora alcuni minuti all’ombra di un albero, a riflettere.

A pensare a cosa doveva rappresentare per Adriano questa immensa abitazione, il luogo perfetto per meditare e comprendere cosa per lui era davvero importante nella vita per sentirsi felice.

Voleva ritrovare sé stesso?

Sono stato poco più di due ore al suo interno, ma se dovessero fare a me questa domanda, pensando a come mi sono sentito io, passeggiando anche se solo per poco al suo interno, affermerei che c’era davvero riuscito.

Il mio piano di ritorno verso Vigevano, con il “pit stop” in Toscana, vide poi il suo compimento.

Concedendomi il rapido e rinfrescante bagno in quella calda giornata d’agosto nelle acque di Marina di Pisa alle 20:30 alla fine avevo messo piede in casa e, anche se avevo percorso quasi 1000 chilometri in auto durante la giornata, ero davvero soddisfatto.

Non è da cosa tutti i giorni essere ospite nella villa di un imperatore.


Instagram e Facebook saranno invasi di foto riguardanti la puntata. Quindi se volete, buttateci un occhio.

Vi aspetto il 16 aprile, per portarvi al Cairo e all’ombra delle Piramidi di Giza!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

*

code