Puntata 1 – Un week end a Berlino

L’altare di Pergamo.

Uno dei più affascinanti monumenti dell’archeologia, praticamente integro e ricostruito all’interno del museo che trae ispirazione dal suo nome.

Impossibile pensare, andando a Berlino, di non ammirarlo.

Se visiterete però la città quest’anno, o appena sarà possibile in un futuro non troppo lontano, potrete star certi di una cosa: non lo vedrete!

Non preoccupatevi, comunque. La città ha altri assi nella manica per entrare nei vostri cuori.

 

Copertina Berlino

 

Nel febbraio dello scorso anno decisi con i miei amici Alberto e Stefano di trascorrere un week end nella capitale tedesca.

Loro non erano mai stati a Berlino mentre, per quanto mi riguarda, avevo il desiderio di tornarci perché è una città in continua trasformazione, che vive di storia, arte, cultura ed è aperta alle novità.

Insomma, non si ferma mai.

Pensate che, ad esempio, recentemente è stato anche inaugurato l’Humboldt Forum, nuova enorme sede museale (da aggiungere alla lunghissima lista presente in città) nel ricostruito Berliner Schloss per ospitare le collezioni di due musei: il Museo Etnologico di Berlino e il Museo di Arte Asiatica.

Comunque, il nostro appartamento si trovava in Schönhauser Allee, uno dei maggiori assi commerciali e residenziali nel distretto di Pankow a nord della capitale. Zona comoda anche per la metropolitana, tra le più efficienti da me utilizzate nelle città europee.

 

Ammetto però che il primo ricordo del viaggio è un kebab:

Era tarda serata quando siamo arrivati all’appartamento, la fame attanagliava e il ristorante take away turco a poca distanza dal nostro alloggio sembrava quasi emanare una luce mistica che ci aveva attratto a sé.

Non so se era davvero così buono, ma in quel momento mi era parso migliore anche di quelli gustati in Turchia.

 

Freschi, riposati, e con un sentore di cipolla che ci ha dato il buongiorno al risveglio la mattina seguente eravamo pronti per la prima meta del nostro giro: il Pergamonmuseum all’Isola dei Musei.

L’Isola, con i musei che ne fanno parte è essa stessa un’opera d’arte e dal 1999 è stata anche inserita nella lista del Patrimonio Unesco.

Ovviamente per vedere tutti i musei e il resto della città non basterebbero due giorni, quindi bisogna fare delle scelte.

Le nostre sono state, il Pergamon e l’Altes Museum.

Come vi dicevo all’inizio, attualmente l’imponente altare di epoca ellenistica di Pergamo, simbolo della vittoria della città sui rivali Galati, ricostruito nella sua interezza all’interno di una delle sale della struttura, non è visitabile, e non lo sarà (stando alle notizie recenti) almeno fino al 2023; perché il museo è nel pieno di enormi lavori di ristrutturazione e l’ala è ora inagibile.

Fortunatamente l’avevo ammirato in una precedente visita e assolutamente, appena sarà nuovamente esposto al pubblico, vi consiglio di catapultarvi a vederlo.

Ma, se pensate che potreste restare delusi dal resto delle opere presenti, vi sbagliate di grosso!

Una cosa è certa:

Al Pergamon i monumenti piccoli e discreti non li vogliono!

Per questo, sempre nella sezione di Arte Antica, potrete letteralmente attraversare il monumento che preferisco del museo: la Porta del Mercato di Mileto. È davvero dura non restare a bocca aperta osservando questa maestosa facciata, concreto esempio della relazione tra i principi architettonici ellenistici e l’espressione artistica della Roma imperiale.

Se preferite l’arte del Vicino Oriente potrete rifarvi gli occhi con la Porta di Ishtar e parte della sua strada processionale. Era l’ottava porta della città interna di Babilonia e diversi metri della strada processionale vi accompagnano verso un sicuro torcicollo, essendo davvero impossibile smettere di guardare quei rivestimenti in lapislazzuli, pietre preziose e decorazioni immerse nel blu.

Pensate, tra l’altro, che questa meraviglia scoperta dall’archeologo tedesco Robert Koldewey a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento, è solo in parte visibile nel museo e altri suoi resti si possono ammirare in sedi come il Louvre o il Metropolitan Museum of Art di New York.

Nella sezione dell’Arte Islamica invece i trenta metri abbondanti della facciata del Palazzo di Mchatta, castello arabo del Settecento, danno una completa sensazione di imponenza e, essendo forse meno noti rispetto agli altri monumenti citati, colpiscono il visitatore, già pienamente soddisfatto, ancora di più.

Potrei parlarvi ancora e ancora delle altre opere qui presenti, ma la cosa che davvero regala al pubblico questo luogo è la consapevolezza di quanto nei secoli l’uomo, di qualsiasi origine, religione e cultura fosse, è stato capace di imprese architettoniche e artistiche straordinarie, in grado di farci provare ancora oggi, a distanza di secoli, un completo senso di stupore e ammirazione.

Visto che i miei amici sono bravi, buoni (anche curiosi però) e mi sopportano, una volta usciti dal Pergamom ci eravamo poi immediatamente fiondati all’Altes, museo nuovo anche per me.

Affacciato sul parco Lustgarden con il Duomo a poca distanza, la forma neoclassica della struttura fa capire immediatamente cosa si può trovare al suo interno… a livello di statuaria classica è pura gioia per gli occhi.

Assolutamente da non perdere sono i busti di Cesare e Cleopatra, il sarcofago di Medea, la scultura ellenistico-romana dello “Spinario” e, per chi ama gli etruschi, l’intera collezione presente, tra le più ricche al mondo.

Il fiore all’occhiello del museo è, però, la forma di una delle sue sale: la Sala Rotonda, ispirata al Pantheon di Roma che fa da cornice a sculture in marmo del periodo Classico raffiguranti divinità romane.

 

La mattinata culturale ci aveva lasciato un certo languorino, costringendoci ad un rapido (e non troppo leggero) pasto a base di wurstel e birra, prima di riprendere la visita del Mitte, il famoso quartiere nel cuore della città: dopo un fugace sguardo esterno al Palazzo del Reichstag con la sua iconica cupola in vetro e acciaio avevamo sfiorato il quartiere ministeriale, l’ordinato quartiere governativo della città dove si trova la moderna Cancelleria Federale, un complesso che è circa otto volte più grande della Casa Bianca a Washington.

Direi che, tra musei e architetture di rappresentanza politica, per i tedeschi le dimensioni contano!

Gendarmenmarkt e Checkpoint Charlie sono state due “bandierine” da mettere, ma sono oramai così turistiche che difficilmente possono lasciare qualcosa nel visitatore.

Molto affascinanti invece, quando scende il sole e la sera si illumina delle luci della città, restano la Porta di Brandeburgo e Potsdamer Platz, il vecchio cuore di Berlino.

Ma un luogo soprattutto trasmette con ancora più forza, quando il sole tramonta e il traffico diminuisce, il significato per cui è stato creato: sto parlando del Memoriale per gli Ebrei Assassinati d’Europa. Un labirinto di cemento che con le sue 2711 colonne è diventato uno dei simboli di Berlino e del suo bisogno di ricordare le atrocità del nazismo.

Sembrano solo dei grandi blocchi grigi. Provate però a camminare, all’interno del Memoriale.

Non aggiungo altro.

Le parole sono superflue in questo caso.

 

La sera avevamo poi deciso di fare il pieno di energie alla birreria BRLO Brwhouse.

Dico solo che i ricordi sono ad oggi ancora annebbiati… quindi la birra meritava.

La mattina seguente la prima meta era la East Side Gallery che lungo la Sprea è il tracciato più lungo in posizione originale del Muro di Berlino e la galleria open-air più lunga del mondo.

È una delle più interessanti testimonianze di arte urbana legate al ricordo della Guerra Fredda.

Fu voluta per celebrare la nuova fase della vita della città, e il comune commissionò a 121 artisti di venti nazionalità diverse (tra loro anche l’italiano Romano Pinna) la realizzazione di 118 murales su quel chilometro e 300 metri di Muro.

Molti graffiti della East Side Gallery sono ad oggi estremamente noti.

Tra i più celebri: il Bruderkuß di Dimitrji Vrubel che ritrae il celebre “bacio fraterno” del 1979 tra Erich Honecker e Leonid Breznev, i segretari generali di quel periodo rispettivamente della DDR e dell’URSS; il Test the best (diventato Test the rest dopo un restauro della galleria nel 2000) di Birgit Kinder, raffigurante una Trabant che sfonda il Muro in nome della libertà; i visi con le grandi labbra di Thierry Noir, riproposti anche nelle immagini dell’album Achtung Baby degli U2.

 

Nel raggiungere la Galleria, però, ci eravamo imbattuti in un’opera di cui non ero a conoscenza e resta la più bella sorpresa di questo mio ritorno a Berlino: “Molecule Man”.

Si tratta una scultura di alluminio alta 30 metri e del peso di 45 tonnellate che, inaugurata nel 1999, si erge nel fiume Sprea rappresentando tre uomini che si uniscono nel punto in cui, dopo la caduta del Muro, si ricongiunsero la parte est e la parte ovest della città.

L’avevamo trovata per puro caso, dopo aver sbagliato più volte strada (sì, leggeri postumi della birra) e aver curiosato nel quartiere di Alt–Treptow, zona esterna e decisamente meno turistica ma con scorci più autentici e grandi palazzi che si alternano a spazi verdi.

Bella scoperta, merita una deviazione dai tour più canonici.

 

Arrivati quasi al termine del secondo giorno e del nostro viaggio, volevamo fare almeno un rapido giro nel Tiergarten, ma sentivo che non potevo più rimandare il mio appuntamento con il destino: i miei amici puntavano i monopattini per girare intorno al parco. E decidemmo di prenderli…

Il mio problema non era stata l’instabilità, quanto la mia voglia di sfrecciare a tutta velocità, non avendo comunque più l’età per queste cose e, nel tentativo di passare da un marciapiede all’altro, ho regalato ai miei amici una caduta e un ricordo indelebile, che a distanza di un anno li fa ancora piangere dal ridere ogni volta che torna alla mente la scena.

La morale è:

Ricordatevi sempre, qualunque sia il mezzo, di guidare con prudenza e, se sarete con amici che potranno deridervi, state ancora più attenti!

 

Sono sempre più convinto che Berlino sia una di quelle città dove ogni tanto nel corso della vita è bene tornare, sa rigenerare sia la mente che lo spirito.

Magari la prossima volta ci tornerò in estate, per passeggiare lungo la Greenwichpromenade o per visitare il Castello di Charlottenburg; Per terminare la mia visita alle sedi restanti dell’Isola dei Musei o lasciarmi catturare da qualche galleria e museo di arte contemporanea, come la Daimler Contemporary Berlin o la Berlinische Galerie.

Potete tornare a vederla decine di volte e ci sarà sempre qualcosa di nuovo da scoprire.

Quello che lascia al visitatore è la totale libertà.

Mica poco!


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Se vorrete raccontarmi di un vostro viaggio a Berlino, darmi consigli e suggerimenti, commentate sul blog, sui social o all’indirizzo mail.

Ci sentiamo tra due settimane, questa volta per raccontarvi di un luogo preciso, meta imprescindibile per chi ama l’archeologia: il Parco Archeologico di Paestum.

A presto!

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